Siamo andati da Phoenicia, il ristorante libanese di Abbas Habibi, per provare i piatti diventati famosi sui social e capire cosa meriti davvero.
Da Phoenicia per verificare l’hype di Habibi
Abbas Habibi è diventato riconoscibile sui social grazie al suo immancabile “Habibi, yalla!” e ai video in cui racconta shawarma, carne, pane arabo e cucina libanese. Per capire se dietro quella comunicazione così efficace ci fosse una cucina altrettanto convincente siamo andati da Phoenicia, in Via Monte Bianco 4 a San Donato Milanese, alle porte di Milano.
L’obiettivo non era provare soltanto il panino più famoso. Abbiamo costruito un assaggio completo, partendo dai mezé e arrivando ai dolci, con una domanda molto semplice: Phoenicia è davvero all’altezza dell’hype creato da Habibi?
Pane arabo, hummus e falafel per cominciare
La prova è iniziata con pane arabo appena sfornato, hummus e falafel. Il falafel è buono, croccante fuori e morbido dentro, ma nel complesso resta abbastanza normale: non è il piatto che da solo giustifica il viaggio fino a San Donato Milanese.
L’hummus cambia invece il ritmo dell’assaggio. Cremoso, saporito e mangiato con quel pane ancora caldo funziona molto meglio. È una partenza semplice, ma racconta bene quanto la qualità del pane possa trasformare anche un antipasto conosciuto in qualcosa che si continua a prendere dal piatto senza pensarci.
Lo shawarma di pollo non è il solito kebab
Poi è arrivato il protagonista annunciato: il famosissimo shawarma di pollo Habibi. Qui bisogna essere onesti, perché il confronto con il classico kebab preso al volo sarebbe poco corretto. La carne è davvero buona, i sapori sono intensi e la qualità percepita è decisamente più alta.
Il panino è ricco, ma gli ingredienti non si coprono a vicenda. Il pollo resta al centro, mentre pane, verdure e condimento completano il morso. Se si viene da Phoenicia incuriositi soprattutto dai video, lo shawarma mantiene la promessa e supera senza problemi la prova.
Il vero motivo per tornare: l’agnello cotto 18 ore
Il piatto migliore, però, non è stato lo shawarma. L’agnello, cotto per 18 ore nel forno a legna, è morbidissimo e si scioglie letteralmente in bocca. Anche la salsa e il condimento sono pazzeschi: accompagnano una carne già molto saporita senza renderla pesante.
È uno di quei piatti che cambiano il verdetto complessivo della visita. Hummus e shawarma sono promossi, ma l’agnello è la portata che ricorderei e ordinerei di nuovo. Qui bisogna ammetterlo senza troppi giri di parole: bravo Habibi.
Dubai Chocolate rivedibile, cucina promossa
Sui dolci il giudizio è meno entusiasta. La Dubai Chocolate Jar è molto compatta e sa principalmente di cioccolato fondente, quasi come una Nutella più intensa. È leggermente croccante, ma il pistacchio si sente pochissimo: nel complesso è passabile, non memorabile.
Va meglio con la tavoletta Dubai Chocolate. Il cioccolato è molto buono e la kataifi si sente in modo deciso, ma anche qui il pistacchio resta troppo indietro. È una buona tavoletta, anche se ne ho mangiate di migliori e non la sceglierei al posto delle proposte salate.
Il verdetto finale è quindi netto: falafel normale, hummus e shawarma promossi, agnello clamoroso e dolci rivedibili. La qualità della cucina di Phoenicia è alta e l’hype social non è vuoto, ma il vero motivo per tornare a San Donato Milanese è l’agnello cotto 18 ore.



